Panglossismo… lettera aperta di un’educatrice

Credere di vivere nel miglior mondo possibile è un’attitudine, ma credere di farlo oggi è quasi impossibile. Laura Falcone è l’esempio vivente di Pangloss e della sua filosofia di poter cambiare tutto.

Educatrice per vocazione, laurea in architettura e beni culturali, dopo aver lavorato nelle gallerie d’arte contemporanea ha fatto una lunga pausa per dedicarsi alla crescita di due pargoli. Dal 2015 insegna presso la scuola internazionale Dalla parte dei bambini di Napoli, nel gruppo delle Matrioske con bimbi di quattro e cinque anni.

Gruppo Matrioske scuola Dalla parte dei bambini

Laura ci racconta le sue emozioni…

Vi riporto l’accorato scritto che ha ispirato Laura durante la didattica a distanza, dove non per tutti è stato possibile trasmettere le stesse emozioni e sensazioni. I bambini più piccoli hanno bisogno del contatto diretto della maestra per sperimentare soprattutto nuove sensazioni ed esplorare l’ambiente con il corpo in movimento. Quello che ha scritto Laura, in primis come mamma e poi come educatrice, concorda pienamente con la mia concezione di educazione e didattica. Come sosteneva la pedagogista Maria Montessori, prima di tutto bisogna gettare nella mente del bambino i semi dell’interesse; non tener conto di questo imprescindibile principio, è come progettare una casa senza pensare alle fondamenta. Ecco perché non bisogna demonizzare l’uso della tecnologia, ma bisogna preservare lo sviluppo naturale della persona che rispetta un percorso strutturato per fasi.

Che sono venute così… dedicate ai più piccoli

Gruppo Matrioske scuola dalla parte dei bambini

Ore 7.30 di un mattino qualunque, perché tutti i giorni sembrano uguali da due mesi. Sento il rumore in lontananza di un elicottero e poco distante il suono delle sirene d’auto che non riesco mai a distinguere. I passi veloci del cane del mio inquilino sovrastante e gli uccelli fuori la finestra mi ricordano che nonostante la sedazione forzata in cui ci hanno costretti a vivere continuo ad avere degli orari da rispettare, la didattica a distanza dei miei figli. Assonati e stanchi chissà per cosa, organizzano la loro scuola giornaliera fatta di lezioni pixelate e di connessioni caudiche, un’ esistenza in videodrome. Chi mi conosce sa che la natura mi ha donato di un’indole simile a quella del dottor Pangloss, quindi non devo cercare di essere ottimista, lo sono e basta. E lo stesso ottimismo mi spinge a non
credere fino in fondo che si rischi una trasformazione di questa emergenza in un business telematico dove regna la costante presenza in assenza. Soprattutto credo che dobbiamo parlare molto di più ai veri personaggi di questo tempo, i nostri figli che, non sono molto felici di passare dalle sei alle otto ore al giorno davanti ad uno schermo, in una piccola stanza.
I miei ragazzi sono adolescenti che hanno già vissuto l’esperienza scolastica fatta di banchi, lavagne polvere di gesso e lezioni di storia come i racconti della peste di Atene di Tucidide dove già si evince la reazione emotiva davanti ad un contagio. Hanno capito e sono stati degli ottimi esempi per
noi adulti in questi mesi. I vostri bambini non conoscono nulla, solo una scuola dove ci si abbraccia e spesso ci si conforta. E noi genitori avevamo paura solo della diffusione delle malattie esantematiche, a volte facendoli contagiare sperando di renderli come l’ invulnerabile Achille.

All’improvviso non è più così, niente contagio, separati da un metro di vuoto dove prima c’erano braccia ad accoglierli. Ma come si fa a spiegarlo a bambini così piccoli. Noi maestre disposte dietro un monitor perché possibili untrici e i bambini potenziali untori. E’ questo che rappresenta lo
schermo per un bambino, è lo scudo contro il virus. Credo che un contatto diretto tutti i giorni con i piccoli si possa avere, ma non attraverso la rete, ma tramite un filo. Un filo come quello dei vecchi telefoni, quelli fatti con la cornetta da cui partiva un lungo cavo attraverso il quale la mia voce giungeva a destinazione. Aspettare la telefonata della maestra e nel frattempo sognare, desiderare, sperare, per far si che l’attesa non sia vana. Nel corso della nostra esistenza quante sono le attese che affrontiamo?
E allora dico basta con link di storielle, di incontri in cui l’unico tramite è questo pezzo di plastica fatto di memorie remote. Non riesco ad accettare il fatto che la mia figura di educatrice possa essere destinata a poche storielle registrate e qualche disegno e una chiacchiera con i genitori, mi manca tutto quello che posso trasmettere, che con questa modalità non è possibile.

E poi ricordo che sono un’ottimista, panglossiana per eccellenza. E’ vero, che la nostra società ha smesso di funzionare, si tratta solo di una pausa, non della fine, concediamola questa pausa. Che poi la fine non c’è mai davvero. Non posso non citare il mio amato Pirandello che nell’ Uomo dal fiore in bocca scrive: La vita nell’atto stesso che la viviamo, è così sempre ingorda di se stessa, che non si lascia assaporare. Il sapore è nel passato, che ci rimane vivo dentro. Il gusto della vita ci viene di là, dai ricordi che ci
tengono legati. Ma legati a che cosa? A questa sciocchezza qua…a queste noje…a tante stupide illusioni…insulse occupazioni…Si si. Questa che ora qua è una sciocchezza…questa che ora qua è una noja…e arriva finanche a dire, questa ora è per noi è una sventura, una vera sventura…sissignori a distanza di quattro, cinque, dieci anni, chi sa che sapore acquisterà…che
gusto, queste lagrime…E la vita, perdio, al solo pensiero di perderla.”

Laura Falcone

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About Natascia Caccavale

Volli, sempre volli, fortissimamente volli. Questa è la massima a cui mi ispiro ogni giorno per trovare la giusta grinta ed affrontare la complessità della vita. Sono convinta che la volontà muova il mondo e solo attraverso essa possiamo tentare di renderci felici. Pedagogista, giornalista e scrutatrice dell'animo umano, amo vivere la vita con entusiasmo e positività. Puoi scrivermi a [email protected]

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