cittadinanza e costituzione

Cittadinanza e Costituzione: l’importanza dell’insegnamento

Il filosofo greco Aristotele sosteneva che l’uomo è un animale sociale. Partire da questo assunto mi sembra il modo ideale per improntare il concetto di cittadinanza e Costituzione.
L’essere umano cerca la compagnia dell’altro, ne ha bisogno, ed è per questo si creano gruppi. Questi ultimi possono essere casuali, lunghi e solidi, di una data comunità e nei quali possono nascere conflitti: punti di vista divergenti, modi di agire differenti che si contrastano con l’altro. Cosa bisogna fare per permettere a questi gruppi di  vivere pacificamente? Servono delle regole che tutti i membri di quel determinato gruppo dovranno rispettare. Le prime norme si apprendono nella famiglia, che rappresenta un sistema sociale dinamico e aperto e che interagisce con l’esterno per poi proseguire con la  scuola. Come già citato in un mio articolo precedente, la scuola (soprattutto quella di base) rappresenta il luogo per eccellenza dove formarsi in continua cooperazione con la famiglia.  Le regole non sono tutte uguali, ma variano a seconda dell’ambito in cui ci si trova. In società, ad esempio, vi sono le norme sociali.

Cittadinanza e Costituzione: parliamo di norme sociali

Esistono diversi tipi di norme sociali. Le prime sono quelle morali che indicono, riguardo l’agire, ciò che è considerato bene e a evitare ciò che è considerato male; esse derivano dalla coscienza dell’individuo, ma soprattutto dalla cultura del gruppo di appartenenza. Le norme morali più conosciute sono quelle espresse dai Dieci Comandamenti della BibbiaTra i dettami sociali ci sono, poi, le norme giuridiche cioè le leggi. Queste ultime sono necessarie per regolare la convivenza delle persone in società, specialmente quella rappresentata dallo Stato.

cittadinanza e costituzione

Cittadinanza e Costituzione: cittadini si diventa

Fin qui sembra tutto semplice, ma non lo è e vi spiego perché. Analizzando la realtà educativa attuale e tenendo presente i cambiamenti sociali avvenuti negli ultimi cinquant’anni, si fa incessante l’esigenza di far fronte a nuove emergenze educative. L’ambiente reclama aiuto e le risorse non saranno inesauribili se non si corre ai ripari. Poi, vi è  l’educazione interculturale, quella civica, quella del rispetto della Costituzione, l’educazione etica e alla legalità. La questione è alquanto delicata poiché lo scenario socio-politico-culturale, soprattutto in Italia, non promette bene. Credo sia necessario riscoprire l’educazione nella sua eccezione ‘pura’, intesa come mancanza di regole o come diseducazione nella quale ognuno pensa a sé e al proprio ‘particulare’, delegittimando il compito della scuola che prepara ad un’alfabetizzazione debole. Spesso, come cittadini, dimentichiamo che prima di rivendicare i nostri diritti dovremmo conoscere quelli che sono i nostri doveri verso gli altri e verso la collettività in cui viviamo. A questo proposito, mi viene in mente l’insegnamento dell’educazione civica, istituita nel 1958 da Aldo Moro, allora Ministro della Pubblica Istruzione. L’insegnamento fu introdotto nelle scuole medie e superiori: due ore al mese obbligatorie, affidate al professore di storia e senza voto.

L’educazione civica secondo Aldo Moro

Moro aveva compreso l’importanza dell’educazione civica per i cittadini come strumento di conoscenza della collettività e come comprensione della gestione dello Stato. Purtroppo, personalmente non ho tanta memoria di questa disciplina, che ho studiato e che mi piacerebbe riprendere per approfondire. Il vuoto normativo di quest’ultima credo sia ancora presente oggi.  Sono giunta a questa considerazione: osservando i miei nipoti (ne ho dieci), che hanno studiato o studiano Cittadinanza e Costituzione, non percepisco in loro (a parte qualche eccezione) particolare interesse per la collettività intesa come partecipazione alla vita pubblica. A questo punto mi sorge il dubbio: i bambini e i ragazzi, trovano questa materia interessante? Riescono a percepire l’importanza della conoscenza storica e delle norme che rappresentano i pilastri della loro crescita? Guardandomi intorno credo di no. Nel 2010/2011 l’educazione civica scompare per introdurre educazione ambientale. educazione stradale, educazione sanitaria, educazione alimentare e Costituzione italiana. A differenza del 1958, la disciplina è presente in tutti gli istituti di ordine e grado, ma sempre nell’ordine di un’ora settimanale all’interno delle lezioni di storia e geografia. Troppo riduttivo, secondo me, e non sempre praticata come dovuto. Spesso gli insegnanti sono costretti, per ragioni pratiche, a dedicare più tempo al programma ministeriale della propria disciplina, piuttosto che leggere e approfondire gli argomenti in questione che tanto gioverebbero alla società. La famiglia da sola non ce la fa, deve essere sostenuta dalla scuola che svolge un ruolo centrale. Bisogna, quindi,  ripensare all’insegnamento dell’educazione civica come una materia fondamentale e, aggiungo, con un insegnante esperto. Sono certa che potrebbe essere l’inizio di un percorso di apprendimento interessante, costruttivo e, forse, per una volta praticato.

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About Natascia Caccavale

Volli, sempre volli, fortissimamente volli. Questa è la massima a cui mi ispiro ogni giorno per trovare la giusta grinta ed affrontare la complessità della vita. Sono convinta che la volontà muova il mondo e solo attraverso essa possiamo tentare di renderci felici. Pedagogista, giornalista e scrutatrice dell'animo umano, amo vivere la vita con entusiasmo e positività. Puoi scrivermi a [email protected]

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