A Capodanno io ‘primavero’ e tu?

Leggere aiuta a costruire se stessi, apre la mente verso nuovi orizzonti e moltiplica la fantasia, di cui non dovremmo mai fare a meno nella nostra esistenza.Leggendo il libro Chiamate in attesa di José Tolentino Mendoςa, ho trovato un capitolo dal titolo: voce del verbo ‘primaverare’. Un titolo curioso, ma affascinante se poi è anche un inno alla vita in similitudine con la primavera intesa come rinascita interiore, credo che sia il titolo più bello che possa essere stato pensato. Ripropongo qui di seguito il brano, da leggere con leggerezza profonda promettendo a noi stessi di primaverare sempre nella vita. Ti auguro per il Nuovo Anno, di portare con te equilibrio, motivazioni e autenticità. Buona lettura!

Abbiamo dimenticato che le stagioni si coniugano come un verbo, e per questo la primavera non è unicamente un fenomeno esteriore, un sostantivo che anno dopo anno descrive la natura attorno a noi, ma è una realtà che io posso dire di me: «Io primavero»,  «Io (ri) comincio a primaverare». Per un verso, la primavera fa di noi i testimoni della rivitalizzazione del mondo. Dal filo d’erba alla vegetazione più maestosa, tutto passa attraverso un incredibile processo di ringiovanimento. La vita appare come tutto un germogliare, un contagio inarrestabile, un balzo in avanti. Il suo spettacolo aperto e solare ci riempie gli occhi. Per un altro verso, però, il nostro guardare non basta. Noi siamo testimoni ma anche protagonisti. Alla stregua degli alberi che troviamo lungo le strade o dei fiori selvatici che punteggiano qualsiasi scampolo di terreno, siamo pure noi chiamati a primaverare. Uno dei modi di coniugare la primavera è la scoperta che ognuno di noi va facendo, a tempo e fuori tempo, dell’alleanza tra l’esistenza e l’incompiuto. Quando, d’un tratto, avevamo tutto per pensarci completi, finiti o realizzati, scopriamo che la vita è ciò che aperto. La vera sapienza, quella che ci fa raggiungere il cuore della vita, è la sapienza degli inizi, del verde tenero, del primaverile, dell’incessante. Ha davvero ragione la massima di Lao-zi: «Quando nasce, l’uomo è teneo e debole; quando muore, è duro e rigido. ⌈…⌉ Perché ciò che è duro e rigido è servo della morte; ciò che è tenero e debole è servo della vita». Il nostro giudizio finale e senza appello (con le idealizzazioni che vi proiettiamo sopra) è ingannevole, perché la vita è viva, in perpetua fioritura, è un’infinita successione di cominciamenti. Dal momento in cui nasciamo, siamo non solo pronti a morire ma soprattutto preparati a nascere, e tutte le volte che sarà necessario. Primaverare è perseverare in un atteggiamento di ospitalità nei confronti della vita. Accanto al previsto irrompe l’imprevedibile, che dobbiamo imparare a cogliere. Mescolato a quel che scegliamo ci sopravviene ciò che non scegliamo e che dobbiamo comunque vivere, trasformandolo in opportunità e sfida per la fiducia. La primavera non ha un tracciato predeterminato: deborda sempre, e dobbiamo esservi preparati. Non si limita a rallegrare le aiuole ordinate a puntino. La sua inedita fioritura ci impone l’andamento del torrente, al di là della vita che noi credevamo addomesticata dai nostri calcoli. Poveri noi: crediamo di riuscire a dominare completamente il mondo con i nostri cinque sensi! Ce ne servirebbero, in realtà, cinquemila per comprendere un solo frammento di quel che siamo. Da quanto tempo non  camminiamo più fischiettando, o con un filo d’erba tra le labbra, e basta, senza  fretta né pretese, semplicemente credendo nel valore di essere e che questo ci da la possibilità di stare, di vagare, di misurare il momento soltanto con il peso e la leggerezza della marcia stessa? Quando ci rechiamo da un luogo a un altro, normalmente siamo vincolati ai motivi che giustificano quello spostamento. Ma-riconosciamolo- viaggi di questo tipo sono troppo corti! Primaverare non è questo. C’è un altro viaggio, che inizia solo quando le domande su cosa ci stiamo a fare lì smettono di interessare. Stiamo, punto e basta. Siamo venuti. La definizione non viene dal sapere o dall’utilità, ma dall’essere stesso, dall’espressione profonda di sé. la sapienza di quelli che primaverano non consiste, perciò, in una conoscenza previa, ma in qualcosa che si scopre nell’abitare il cammino stesso.

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About Natascia Caccavale

Volli, sempre volli, fortissimamente volli. Questa è la massima a cui mi ispiro ogni giorno per trovare la giusta grinta ed affrontare la complessità della vita. Sono convinta che la volontà muova il mondo e solo attraverso essa possiamo tentare di renderci felici. Pedagogista, giornalista e scrutatrice dell'animo umano, amo vivere la vita con entusiasmo e positività. Puoi scrivermi a [email protected]

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