ALAN DE LUCA

Alan De Luca: nel mio teatro Nessuno Escluso

Ho sempre creduto nella forza mistica del teatro, nella sua magia. Ho sempre creduto che il teatro potesse tirare fuori la parte migliore di ognuno di noi, ma poi, la certezza è arrivata quando ho scoperto attraverso lo studio pedagogico che, recitare trasforma, crea e va oltre l’immaginazione superando tutti i confini in uno spazio ‘neutro’ laddove per neutro s’intende la condizione di totale assenza di pre-giudizio con cui si deve imparare a conoscere la realtà e a viverla. A tal proposito, ho trovato molto interessante il progetto dell’attore napoletano Alan De Luca, da tutti noto per la sua comicità in  molte trasmissioni di successo. La cosa sorprendente è un’altra: Alan è un uomo molto intelligente e di grande sensibilità. Io sono stata travolta dalla sua pacatezza, dalla sua dolcezza e dalla sua esperienza in ambito educativo.

Da dove cominciamo?

ALAN DE LUCA

Alan De Luca e il teatro dell’inclusione

L’ho intervistato a proposito del progetto di cui vi parlerò più avanti ma la mia curiosità non ha potuto fare ameno di guardare oltre l’apparenza. Dopo i convenevoli della presentazione, la prima cosa che mi ha detto è stata:«vieni ti porto a vedere la mia bomboniera» e siamo entrati in questo piccolo teatro che ospita cinquanta persone circa. Un luogo del cuore, in primis, perché è stato ribattezzato teatro dei Lazzari Felici in omaggio alla famosa canzone del compianto Pino Daniele. Credo che questo nome non sia stato scelto a caso, per le ragioni di cui vi dirò. Alan mi ha confidato che aveva deciso di lasciare l’Italia per andare in Germania, ma un giorno un amico, gli propose di prendere in considerazione l’idea di creare qualcosa di originale riportando in vita il Piccolo teatro dell’aiuto, che si trova nel cuore di Napoli. Fu amore a prima vista perché avrebbe coniugato finalmente la sua doppia ‘ anima’ che lo domina da sempre, quella dell’attore di cabaret e quella di persona impegnata nel sociale a favore dei più deboli (giovani deprivati culturalmente, con difficoltà d’integrazione e bambini rom). Infatti, non tutti sanno che Alan, prima di avere il successo televisivo, lavorava come assistente sociale nelle scuole, nei distretti territoriali con progetti educativi. Aggiungo che, da questo punto di vista, ha fatto una bella gavetta. Un’inclinazione, direi, che emerge spontanea a difesa dei meno fortunati soprattutto nel territorio napoletano. Nasce così, l’idea di laboratori per ragazzi a rischio, stranieri e corsi di recitazione per i più piccoli. Dall’ esperienza di questo percorso formativo alternato sempre ai suoi spettacoli, viene alla luce il progetto di teatro come momento d’inclusione dal titolo ‘Nessuno Escluso’per ragazzi con deficit o diverse abilità. Un progetto impegnativo, ma allo stesso tempo di grande valore e di forte impatto sociale, se si tiene in considerazione che la pratica educativa è insieme pratica artistica. Quest’ultima, presume un coinvolgimento totale dell’essere coinvolto, del suo sentire-pensare-agire-divenire e, soprattutto è una pratica artistica perché non si ferma mai al già detto o al già fatto; lo supera e lo trasforma. Alan in questo percorso si occuperà della regia e delle tecniche di recitazione.

Chi lo accompagna in questo viaggio?

Antonella Scutari

Antonella Scutari psicologa

La partner scelta per questo viaggio è una professionista di tutto rispetto, è la dottoressa Antonella Scutari psicologa, psicoterapeuta dell’età evolutiva che lavora presso l’ASL di Pozzuoli. L’incontro con l’attore non è stato casuale ma motivato dallo stesso obiettivo; quello di unire l’arte della recitazione con la psicoterapia, elementi che hanno mostrato in altri esperimenti di avere grande valenza e capacità di successo. La dottoressa Scutari mi è subito piaciuta. Mi ha trasmesso una grande forza interiore ed energia. Infatti, è impegnata da sempre in attività come questa, crede molto nel recupero di questi ragazzi e del loro inserimento. Difatti, la dottoressa ha sollevato un tema molto spinoso riguardo al concetto di ‘inclusione’ che molti hanno. Per la psicoterapeuta oggi si parla tanto di includere, ma al contrario, la realtà è ben diversa. Dalla sua esperienza sul campo, emerge un quadro più complesso. Secondo la dottoressa, questi giovani insieme alle loro famiglie sono emarginati o, svolgono le loro attività in situazioni di segregazione e non consoni al loro vissuto. Questo progetto secondo la dottoressa, ha uno scopo ben definito, è il contesto ideale dove, con i ragazzi normofunzionanti che praticano i laboratori teatrali possano essere inseriti due o tre soggetti con difficoltà o diverse abilità. In questo modo, si creano uno scambio e un confronto alla pari, dove da una parte i ragazzi con difficoltà sono accolti in un situazione nuova e accogliente che li aiuta a riscoprire nuove abilità o di affinarle, dall’altra è un momento di arricchimento per i giovani che hanno incluso e conoscono l’altro diverso da sé. Un modo speciale per sensibilizzare un universo differente verso il quale molti hanno tanti pregiudizi. È importante per l’esperta, creare tanti luoghi di unione verso questa realtà per permettere a questi giovani ‘speciali’ di potenziare e migliorare le proprie qualità sociali e relazionali senza sentirsi giudicati. È un appello alla cultura della diversità, in maniera tale che non sia più vissuta come qualcosa d’illeggibile, ma che trovi spazio in contesti didattici , sportivi e territoriali.

Come si svolge il laboratorio teatrale?

Si parte dal teatro come spazio d’inclusione e condivisione. Le tecniche saranno diverse: training fisico; esercizi di rilassamento e riscaldamento, consapevolezza e gestione dello spazio scenico; percezione del proprio corpo e dell’altro; la voce come strumento espressivo; l’improvvisazione narrativa; la performance teatrale; esercizi di drammatizzazione. Il messaggio è rivolto non solo alla società, ma anche alle famiglie che tendono a tenere chiusi i figli con deficit privandoli di esperienze nuove. C’è molto da fare in quest’ambito, bisogna creare molte opportunità per questi ragazzi, rileva la psicologa: «iniziative come queste sono tese a sensibilizzare l’opinione pubblica che comprenda il valore e la possibilità di donare una vita migliore a questi giovani perché è possibile, ma è anche vero che servono più risorse territoriali più iniziative come la nostra e l’impegno degli adulti, che comprendano fino in fondo che la diversità è un arricchimento per ognuno di noi». Non posso fare altro che essere in pieno accordo con queste parole e suggerirvi di seguire il progetto. Per chi fosse interessato, può chiamare ai seguenti numeri: Dottoressa Antonella Scutari 3341461216- Teatro Lazzari Felici 3207749825.

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About Natascia Caccavale

Volli, sempre volli, fortissimamente volli. Questa è la massima a cui mi ispiro ogni giorno per trovare la giusta grinta ed affrontare la complessità della vita. Sono convinta che la volontà muova il mondo e solo attraverso essa possiamo tentare di renderci felici. Pedagogista, giornalista e scrutatrice dell'animo umano, amo vivere la vita con entusiasmo e positività. Puoi scrivermi a [email protected]

4 Comments

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    MileIv

    Cara Dottoressa Natascia,
    Sorprendente come lei riesca ,con una semplice intervista fatta con amore,a far emergere cuore,emozione e umanità delle persone coinvolte nel suo mondo,bellissimo direi.
    Detto ciò,grande stima e rispetto per quest’uomo, per i suoi collaboratori e per tutte le persone coinvolte in questo progetto fantastico !!!
    In bocca al lupo.

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    Credo molto anch’io nelle possibilità di utilizzo dell’arte dello spettacolo nella riabilitazione e nell’educazione alla comunicazione. Occupandomi di autismo e di altre grosse disabilità (ma vale anche per difficoltà espressive più lievi), lavoro quotidianamente con la necessità di indurre linguaggio dove non c’è, o di migliorarne diversi aspetti. E dunque, il ritmo, la musica, il canto, la recitazione, la drammatizzazione… come forti alleati nei programmi logopedico-educativi-abilitativi.
    Mi sintonizzo pertanto pienamente con quanto presentato da Natascia Caccavale in questo articolo, e le esprimo la mia grande stima.

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      Gentile Massimo, Lei è uno specialista nel campo dell’autismo e delle altre comunicopatie nei disturbi dello sviluppo. Non poteva di certo restare indifferente a tale tema sempre più sentito e meritevole di più attenzione e cura. Grazie per il suo contributo a questo articolo e della stima nei miei confronti che avverto sincera e che ricambio. A presto!

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